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La gioia di esistere
 

                La gioia di esistere        (articolo di giugno 2014)     

 

 

Nella riflessione del  precedente giornalino, ho preso in considerazione l’importanza del sorriso e per legarmi alla riflessione di oggi, desidero portare alla vostra attenzione  la seguente preghiera:” Il valore del sorriso” di P. Faber.-Un sorriso non costa nulla ma vale molto. Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona. Non dura che un istante, ma il suo ricordo è talora eterno. Nessuno è così ricco da poterne far a meno. Nessuno è così povero da non poterlo dare. In casa  porta felicità; nella fatica infonde coraggio. Un sorriso è segno di amicizia. Un bene che non si può comperare, ma solo donare. Se voi incontrerete chi un sorriso non vi sa dare, donatelo voi! Perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso, come colui che ad altri non sa darlo. Sicuramente molti di voi l'avranno già letta, ma ho preferito riproporla in quanto Papa Francesco, nelle sue omelie, non fa mai a meno di invitare i fedeli a vivere nella gioia e la gioia si comunica attraverso il sorriso. La gioia è come una barriera contro il male, è la manifestazione di una appartenenza a chi è giunto tra noi per farci conoscere il senso e la ragione di esistere. E' una quotidiana fatica che ci assumiamo per dare gloria e gioia a Dio Padre e alla Mamma tenerissima del Cielo che vorrebbero, come del resto anche i nostri genitori terreni, che i loro figli fossero assai più allegri, solidali e pazienti fra di loro. Ognuno di noi dovrebbe tentare di camminare, in questo percorso terreno, sorridendo alla vita, ringraziando Dio che ci ha creato così come siamo, desiderosi di crescere, di promuovere la concordia fra tutti e di affidarsi totalmente a Lui. Ma, per far questo, bisogna,prima di tutto, imparare a sorridere a se stessi, guardarsi allo specchio non per vantarsi, ne tantomeno per sentirsi migliori degli altri, ma semplicemente per vedere in sé il volto di Dio. A tal proposito, ho letto in un testo che un uomo con una folta barba, che lavorava in un circo, tutti i giorni si specchiava in un pozzo e diceva: “ Ciao, Dio!” Un bambino che vedeva  questo signore ripetere lo stesso gesto tutti i giorni, gli chiese come mai lo facesse ed egli rispose che quando si specchiava in fondo al pozzo, vedeva il volto di Dio e lo salutava. Il bambino, ancora più stupito, voleva affacciarsi per vedere. Il grande omone lo prese in braccio e il bambino  vide che il fondale del pozzo rifletteva il suo volto e allora chiese: “ Dov'è Dio?”  L'omone replicò: “ E’ sul tuo volto.” Il bambino sorrise e rispose: “Ciao, Dio!”. Tale storiella vuole insegnarci che sorridere a se stessi è  come sorridere a Dio e, al contrario, chi sorride a Dio, sorride a se stesso.  Ma ci insegna anche di non tenere il sorriso solo per noi, ma di  donarlo agli altri e cercare di stimolare le persone, specialmente se molto sofferenti, a sorridere. Non è un’impresa facile, ci vuole coraggio e perseveranza perché, a volte, la vita ci mette di fronte a dei dolori che fanno spegnere il sorriso sui volti  di tanti, come succede quando si subiscono perdite di persone care ed allora  sgorgano le lacrime dai nostri occhi e guai se così non fosse, perché potrebbe significare che non si ha amato.  Ma, a volte, anche il pianto diventa un modo di sorridere a Dio come quando ci sorprendiamo, con le lacrime agli occhi, seduti presso il Santo Tabernacolo, davanti a un Crocifisso, a un’ immagine di Maria, davanti alle meraviglie del Creato, di fronte all'amore dei genitori per i propri figli. Questi sono  pianti silenziosi di gioia e di riconoscenza e le lacrime rendono gli occhi puri e lo sguardo dell'anima più penetrante, perché rischiarato dalla Luce del Padre. Ho costatato, per mia esperienza, che il vero e sano sorriso è un linguaggio universale e i bambini, che sono puri di cuore, l'hanno appreso prima di noi e per questo fra loro fanno presto amicizia. Anche noi, allora, per rendere la nostra vita e quella degli altri gioiosa, facciamo nostro questo motto: “ Sorridi alla vita come in uno specchio e lei ti sorriderà!”.

 

  

                                                                                            sr Pina Giusta